Ricambio generazionale in agricoltura: la terra resta l’ostacolo principale per i giovani
In Italia la difficoltà di accedere ai terreni agricoli continua a essere il fattore più critico per il ricambio generazionale nel settore primario. Nonostante incentivi nazionali e misure europee dedicate ai nuovi insediamenti, il prezzo dei suoli rimane elevato: secondo Eurostat il valore medio è pari a 22.400 euro per ettaro, contro una media Ue di 15.000 euro. Un differenziale che, insieme al fatto che gran parte delle compravendite riguarda operazioni di riassetto fondiario anziché nuovi ingressi, frena l’apertura di aziende guidate da under 40.
L’interesse dei giovani, tuttavia, cresce e la percezione sociale dell’imprenditore agricolo è mutata in senso positivo, complice anche l’aumento del costo della vita nelle grandi città. Secondo Coldiretti i giovani agricoltori attivi nel Paese sono circa 50mila. Le regioni con il maggior numero di imprese giovanili sono Sicilia (6.100), Puglia (5.000) e Campania (4.800), a testimonianza di una dinamica che attraversa il Mezzogiorno e coinvolge filiere tradizionali e innovative.
Il nodo dell’accesso alla terra
Il principale vincolo all’avvio di nuove attività resta l’acquisto o la disponibilità di superfici coltivabili a condizioni sostenibili. Il costo della terra, più alto della media europea, incide sugli investimenti iniziali e sulla capacità di programmare lo sviluppo aziendale. Gli strumenti pubblici a sostegno del primo insediamento e i programmi regionali di sviluppo rurale contribuiscono a ridurre il divario, ma non eliminano le barriere di ingresso per chi non dispone di terreni familiari o di capitali adeguati.
Nell’attuale fase di mercato, la compravendita si concentra in larga misura su operazioni di riassetto fondiario, con scambi tra aziende già attive. Questo limite riduce l’offerta disponibile per i nuovi imprenditori e rende più complesso costruire percorsi di crescita per le start-up agricole.
Settori più scelti e spinta all’innovazione
Tra gli under 40 l’indirizzo produttivo più diffuso riguarda i cereali (grano, mais, legumi da granella), scelto dal 16% delle imprese. Seguono ortofrutta (13%), allevamento (11%), vino (11%) e olio (9%). Le aziende guidate dai giovani si distinguono per la propensione alla multifunzionalità e alla diversificazione, integrando attività come agriturismo e agricoltura sociale, con l’obiettivo di stabilizzare il reddito e valorizzare il territorio.
Secondo l’ultimo rapporto della Rete rurale nazionale la produttività media per ettaro delle imprese giovanili italiane raggiunge i 4.500 euro, un valore doppio rispetto alla media europea. La propensione a investire in tecnologie agricoltura 4.0 e 5.0 è confermata da 2,5 miliardi di euro allocati negli ultimi anni, a sostegno di automazione, digitale e sostenibilità.
Il confronto con l’Unione europea
Nell’Ue in media solo il 12% dei responsabili aziendali ha meno di 40 anni. La Commissione punta a raddoppiare questa quota per salvaguardare competitività, innovazione e resilienza del comparto. Nel panorama europeo emergono modelli differenziati: in Polonia circa un agricoltore su cinque è under 40, grazie alla continuità familiare, a una maggiore disponibilità di terra e all’integrazione tra pratiche tradizionali, tecnologie digitali e nuove forme di impresa rurale.
Alcune regioni della Francia rappresentano un caso di scuola per le politiche di accesso ai terreni: strumenti di intermediazione fondiaria e un ruolo attivo dello Stato hanno agevolato l’ingresso di nuovi imprenditori, inclusi giovani senza eredità agricola. L’Austria si distingue per l’elevata presenza di giovani e per l’orientamento al biologico e a modelli gestionali sostenibili, con strategie di diversificazione utili a stabilizzare il reddito nelle aree rurali.
Sul versante opposto, in Romania l’invecchiamento della popolazione agricola e la frammentazione fondiaria accelerano l’abbandono delle campagne, mentre cooperative, formazione e iniziative per l’accesso ai mercati europei provano a contenere la perdita di capitale umano. In Grecia la situazione è particolarmente critica: solo il 7,2% dei responsabili aziendali ha meno di 40 anni, con una quota di over 65 prossima al 40%. Le recenti mobilitazioni hanno coinvolto numerosi under 40 che denunciano un’attività sempre meno sostenibile dal punto di vista economico, tra costo dei fattori produttivi elevato, volatilità dei prezzi, ostacoli nell’accesso a terra e credito e carenza di un sistema strutturato di formazione.
Implicazioni locali e ruolo delle cooperative
Il quadro che emerge indica con chiarezza che l’accesso alla terra, la formazione e la redditività sono leve decisive per favorire il ricambio generazionale. In questo contesto, le cooperative agricole possono contribuire a costruire percorsi di ingresso più inclusivi, facendo rete tra imprese, fornendo servizi condivisi e sostenendo la diversificazione. L’esperienza europea mostra che strumenti di intermediazione e governance fondiaria sono utili ad ampliare le opportunità per i giovani, soprattutto dove il mercato dei terreni è rigido o poco trasparente.
In tale prospettiva, Unicoop manifesta interesse per il tema e propone di lavorare su una comunicazione più efficace orientata a favorire la nascita di nuove cooperative agricole. L’obiettivo è valorizzare le competenze dei giovani, facilitare l’incontro tra domanda e offerta di servizi e mettere in comune strumenti informativi e buone pratiche, così da rafforzare la capacità delle comunità locali di generare impresa in agricoltura.
Le priorità che emergono dai dati
Dall’analisi dei dati riportati emergono alcune linee d’azione su cui concentrare gli sforzi, con un approccio pragmatico e orientato alle soluzioni:
- Accesso ai terreni: sviluppare strumenti di intermediazione e policies che facilitino l’ingresso dei giovani laddove i prezzi sono elevati e l’offerta è limitata.
- Capacità professionali: rafforzare i percorsi di formazione tecnica e gestionale, integrando tradizione agricola e competenze digitali.
- Redditività e stabilità: promuovere modelli multifunzionali e di diversificazione per attenuare l’impatto della volatilità dei prezzi.
- Credito e investimenti: sostenere l’accesso al finanziamento per accelerare l’adozione di tecnologie 4.0 e 5.0 e migliorare la produttività.
- Reti e cooperazione: incoraggiare forme organizzative che mettano in comune servizi, mercati e conoscenze, favorendo la permanenza dei giovani nelle aree rurali.
Il ricambio generazionale non è solo una questione demografica, ma una strategia per garantire competitività, innovazione e resilienza alle filiere agroalimentari. Dove politiche fondiarie, formazione e reddito vengono affrontati in modo sistemico, la presenza giovanile aumenta; dove tali condizioni mancano, cresce il rischio di invecchiamento del settore e di abbandono di porzioni significative di territorio rurale.







